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Specialista patologie spalla e gomito

Cura delle patologie della spalla e del gomito, sia in elezione che in urgenza post traumatiche. Gestione delle patologie della spalla e del gomito dolorosi degenerativi e post traumatici, offrendo al paziente tecniche di trattamento all’avanguardia conservative o chirurgiche: artroscopiche, open e sostitutive

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Capsulite02
Capsulite

Ciò che caratterizza tale patologia è la perdita di mobilità di uno o più movimenti dell’articolazione gleno-omerale a causa di un’infiammazione della capsula articolare. L’insorgenza della rigidità è secondaria ad altre cause. Nella nostra esperienza, abbiamo avuto pazienti che sono pervenuti a tale patologia muovendo da situazioni diverse: semplice infiammazione della cuffia dei rotatori, presenza di calcificazioni tendinee, fase acuta di dolore di spalla, trauma diretto alla spalla senza lesione di alcuna struttura, conseguenza di una lussazione gleno omerale, frattura della clavicola con conseguente immobilizzazione, fratture diverse a livello dell’arto superiore, seguite da immobilizzazione, conseguenza di un intervento chirurgico, seguito da una situazione di iperprotezione dell’arto da parte del paziente o di una successiva riabilitazione non condotta secondo i giusti criteri, assunzione di una particolare categoria di farmaci o innalzamento di alcuni valori ematici; queste ed altre ancora possono rappresentare le cause di una patologia che è accomunata dal segno clinico rappresentato dalla riduzione più o meno accentuata dell’escursione articolare.

Durante l’anteposizione passiva del braccio, raggiunta l’ampiezza possibile, si associa un movimento di compenso della scapola; ciò corrisponde ad una messa in tensione dei tessuti interessati, capsulari e muscolotendinei, che rendono strettamente solidali le due strutture ossee (omero, scapola). Lo stesso avviene per i movimenti di rotazione interna ed esterna. La messa in tensione di questi tessuti si associa sempre a un intenso dolore.

Muovendo dal presupposto che l’articolazione sia anatomicamente integra e che il tessuto rigido, anche il più “ostile”, sottoposto a continue e periodiche trazioni, tenda a cedere, possiamo affermare che a qualsiasi capsulite si può porre rimedio; è opportuno indicare come e a quale prezzo.  In alcuni casi la patologia è autolimitante nel corso di mesi. In questi dieci anni di esperienza sulla spalla, abbiamo trattato e risolto centinaia di capsuliti e il nostro approccio ha seguito una continua evoluzione e un continuo perfezionamento.

L’ indicazione elettiva per la risoluzione di questa patologia consiste nell’acuto nell’utilizzo di cortisonici per via orale o infiltrativa locale e graduale recupero della mobilità attraverso l’applicazione di mobilizzazioni passive, eseguite dal terapista. Scarsa utilità hanno, durante la fase della resistenza capsulare, gli esercizi di allungamento, svolti esclusivamente dal paziente, perché costui da solo non è in grado di fissare la scapola, che tende sempre a “compensare” durante i movimenti del braccio. Successivamente, quando si passerà da una resistenza prettamente capsulare ad una prevalentemente muscolare, gli esercizi svolti in autonomia dal paziente acquisteranno maggiore importanza e saranno in grado di portare a un incremento della mobilità.

Durante la mobilizzazione passiva, nel 90% dei pazienti si può osservare la rottura di fibrosi capsulari. Quando ciò avviene, il paziente lamenta dolore acutissimo, parestesie lungo tutto il braccio, formicolii diffusi alla mano, impotenza funzionale. Questi sintomi possono avere una durata che varia da 5 minuti a un’ora e possono lasciare delle “scie” di fastidio continuo, accentuazione del dolore e dell’impotenza funzionale anche per parecchi giorni. Al contrario, il recupero della mobilità, anche se minimo, porta a un cambiamento concreto del dolore, caratteristico di questa patologia.

Nei casi resistenti al trattamento conservativo della capsulite adesiva può essere indicata in anestesia plessica una capsulolisi artroscopica, ossia una resezione della capsula articolare ristretta. L’effetto dell’anestesia si protrae per 6-12 ore. Terminato tale effetto, vi è una regressione della mobilità (dai 10° ai 20° fino al ritorno al ROM originario), dovuta al ritorno del dolore, alla componente elastica dei muscoli periarticolari e ai ripetuti traumi ai quali la capsula è stata sottoposta. Per questo motivo il paziente deve essere sottoposto, fin dal giorno successivo all’intervento, a continue mobilizzazioni, a frequenti cicli di esercizi di allungamento sia a secco che in acqua, sia sotto il controllo del terapista che autonomamente. Così facendo, anche in presenza di dolore, entro un minimo di un mese fino ad un massimo di 3, il paziente è in grado di recuperare la completa funzionalità del braccio. Tutto ciò può avvenire con la stretta collaborazione tra chirurgo, anestesista, terapista e paziente. Tale collaborazione è alla base di un buon risultato finale.

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Humanitas Gavazzeni
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Dottor Eugenio Cesari

Specialista in ortopedia, traumatologia e chirurgia della Spalla e del Gomito

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