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Specialista patologie spalla e gomito

Cura delle patologie della spalla e del gomito, sia in elezione che in urgenza post traumatiche. Gestione delle patologie della spalla e del gomito dolorosi degenerativi e post traumatici, offrendo al paziente tecniche di trattamento all’avanguardia conservative o chirurgiche: artroscopiche, open e sostitutive

©DottorCesari_Spalla (1)
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Quando si sviluppa l’artrosi gleno omerale, la cartilagine che ricopre le estremità ossee articolari va in contro ad erosioni e frammentazioni con produzione di frammenti che restano intra articolari. L’articolazione si gonfia, va in contro a rigidità e dolenzia e la sinovia (il rivestimento interno della capsula articolare) ad un processo infiammatorio cronico. Frequentemente si possono formare protuberanze ossee alle estremità delle superfici articolari, che prendono il nome di osteofiti e possono frammentarsi all’interno dell’articolazione. Il dolore può variare da modesto a molto intenso secondo il variare di molteplici fattori tra cui la severità della malattia (nella maggior parte dei casi si tratta d’artrosi su base degenerativa ma in alcuni casi la causa può essere l’artrite reumatoide) e dalla fase o meno d’acuzie. L’artrite è una condizione morbosa che può colpire più articolazioni dell’organismo, specialmente le ginocchia, l’anca e la colonna vertebrale. La spalla è colpita poco frequentemente.

Ciascuno di noi può sviluppare un processo artrosico, ma più spesso ciò accade in persone di mezza età o in anziani. La patologia può svilupparsi spontaneamente o come conseguenza di precedenti traumi, come fratture o lussazioni o di rotture massive inveterate della cuffia dei rotatori.

Può essere anche la conseguenza di malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide.

La spalla diventa rigida, dolente, con una sensazione di pesantezza e di rapido affaticamento in presenza d’artrosi gleno omerale. In taluni casi si possono avvertire scrosci articolari con un’impotenza funzionale assoluta dell’arto superiore.

I casi più avanzati possono essere diagnosticati sulla base di una radiografia e dell’esame clinico dell’articolazione colpita. Nel caso di artriti su base infiammatoria come quelle reumatoidi sono utili anche specifici esami ematochimici. Gli esami di secondo livello specialistici sono la TAC per lo studio della componente ossea della spalla e la Risonanza magnetica per lo studio muscolare tendineo del cingolo scapolare.

Il trattamento dell’artrosi della spalla dipende da quanto sia invalidante e dolorosa la patologia. Utili ed efficaci possono essere la fisioterapia, la riabilitazione in acqua, la terapia infiltrativa di visco-supplementazione con acido ialuronico, ai fini del mantenimento dell’arco di movimento articolare e del tono muscolare. Nei casi più avanzati di evoluzione della patologia potrebbe rendersi necessaria una protesi articolare anatomica emi o totale in leghe di titanio con la quale si sostituiscono le superfici articolari danneggiate irreversibilmente.

La protesi inversa della spalla è indicata:

  • Trattamento dell’artropatia gleno-omerale e delle fratture pluriframmentarie dell’estremo prossimale dell’omero associate alla lesione irreparabile della cuffia dei rotatori.
  • Quando la protesi totale anatomica della spalla convenzionale rischia di non essere efficace nel restaurare un’adeguata stabilità articolare.

Le caratteristiche di questa protesi consentono di evitare le elevate forze di taglio spesso presenti con protesi convenzionali o protesi parziali, che possono causare usura e mobilizzazione precoce dell’impianto. La geometria protesica inversa inverte il normale rapporto tra le componenti omerale e glenoidea, spostando il centro di rotazione medialmente e distalmente per aumentare il braccio di leva del muscolo deltoideo. Questo permette ai fasci muscolari del deltoide di compensare la deficienza della cuffia dei rotatori, mantenendo le superfici articolari protesiche congruenti e quindi clinicamente un ripristino dell’elevazione dell’arto superiore.

I rischi di un intervento di artroprotesi della spalla sono gli stessi di un qualsiasi intervento chirurgico e comprendono infezioni, rischi anestesiologici, danni a nervi o vasi della spalla o il fallimento dell’operazione stessa. Qualora l’articolazione operata diventasse lassa l’intervento potrà essere oggetto di una revisione a distanza di tempo. Questa è nella spalla un’evenienza sostanzialmente rara.

La spalla sarà fatta riposare su un apposito tutore per il tempo necessario alla cicatrizzazione di tendini e muscoli. Gli esercizi di riabilitazione passiva potranno iniziare fin dai giorni seguenti all’intervento chirurgico con movimenti del gomito, polso e della mano. In breve tempo potranno essere effettuati anche esercizi di mobilizzazione passiva della spalla di tipo pendolare. Gli esercizi di rinforzo potranno iniziare dopo il primo mese, dopo aver sospeso l’uso del tutore.

Il recupero della funzionalità articolare procederà per un periodo di cinque-sei mesi dopo l’intervento. Dopo tali periodi un ulteriore recupero di funzionalità potrà essere solo molto modesto, anche se è stato dimostrato che se sono stati riscontrati incrementi di mobilità e forza fino ad un anno dall’operazione alla spalla. A tale scopo è molto importante continuare un appropriato programma riabilitativo personalizzato sulla base della tipologia di intervento effettuato.

Immagine Rx protesi inversa Immagine Rx protesi inversa
immagine RX antero posteriore spalla dx con artropatia secondaria a rottura massiva cuffia rotatori immagine RX antero posteriore spalla dx con artropatia secondaria a rottura massiva cuffia rotatori
Immagine Risonanza Magnetica Nucleare spalla con artropatia secondaria a rottura massiva cuffia rotatori Immagine Risonanza Magnetica Nucleare spalla con artropatia secondaria a rottura massiva cuffia rotatori

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Dottor Eugenio Cesari

Specialista in ortopedia, traumatologia e chirurgia della Spalla e del Gomito

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